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lunedì 11 marzo 2013

Alimenti | Freschezza, qualità e stagionalità

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Ogni cibo ha le sue caratteristiche di freschezza, qualità, conservazione, digeribilità, cottura e non ultima di stagionalità, anche se oggi troviamo quasi tutti gli alimenti in qualunque o quasi periodo dell’anno, anche quando, come si dice “non è la sua stagione”…Sorriso




mercoledì 19 settembre 2012

Educazione alimentare e del gusto.Slow Food



A questo indirizzo web > SLOW FOOD:  troverete un sito veramente interessante; SLOW FOOD si occupa di educazione alimentare e del gusto dei grandi e
dei piccoli per allenare i sensi a riscoprire il gusto dei sapori e per nutrire la mente con il sapere del cibo.
Qui potrai trovare e scaricare sette guide, sulla carne, sul pesce e l'acquacoltura, sui legumi, su cibo e salute,
su scelte alimentari e cambiamenti climatici e sulla spesa sostenibile, stagionale e di qualità.
Sono guide di facile consultazione per darvi consigli utili su cosa acquistare e
consumare con sfiziosi suggerimenti su come preparare i prodotti indicati nelle guide.


Se vuoi, puoi cliccare sulle immagini sottostanti, relative ai vari argomenti e sarai reindirizzato alla pagina del download dei PDF, oppure visita il sito SLOW FOOD.

DOWNLOAD>>
Clicca sull'immagine e scarica i PDF ....

Carne

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Coperta-pesce

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lunedì 10 settembre 2012

Conservazione in congelatore-Frutta procedimenti 2

Per evitare che le proprietà organolettiche si disperdano o si affievoliscano, alcuni tipi di frutta necessitano, prima di essere congelati, di zuccheratura ( di solo zucchero o sciroppo) :


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Lavarle in acqua molto fredda e prepararle come indicato per le fragole.
Pere
Sbucciarle, tagliarle nel senso della lunghezza a metà o in quarti ed eliminare i semi. Ricoprirle con uno sciroppo di media densità, aggiungendo 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni litro. Congelare.

Si possono conservare anche le pere cotte al forno.
Pesche
Scegliere le pesche a polpa gialla. Sbucciarle, eliminare il nocciolo e tagliarle a metà o in quarti. Congelare in uno dei seguenti modi:
-mescolare alle pesche 1 Kg. di zucchero aggiungendo 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni chilogrammo di frutta;
-preparare uno sciroppo di media densità e nel quale si è aggiunto 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni litro;
-schiacciare le pesche fino ad ottenere un purè. Zuccherare le pesche secondo le indicazioni date nel primo modo di congelazione. Così approntato, il purè servirà per la preparazione dei gelati.

Prugne   
Lavarle, dividerle a metà e togliere il nocciolo.

Si possono congelare mescolando 1 Kg. di zucchero per ogni 3 o 4 Kg. di frutta e 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni Kg. di prugne; oppure preparando uno sciroppo di densità media e 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni litro.
Ribes
Scegliere i grappolini di ribes più maturi, lavarli e sgranare gli acini migliori. Versarli in sacchettini di plastica mettendone circa 200 grammi e aggiungendo in ogni involucro un cucchiaino di zucchero.
Togliere l’aria, sigillare e congelare.
Uva
Scegliere i grappoli di uva ben sani e maturi, lavarli e sgranare gli acini migliori. preparare uno sciroppo a bassa densità, con l’aggiunta di 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni litro.
Confezionare l’uva e lo sciroppo in contenitori di plastica lasciando 3 cm di vuoto per la dilatazione e congelare.
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PUREA DI FRUTTA MISTA
Per questa preparazione serve frutta di polpa tenera, come, pesche,albicocche e susine.
Lavare la frutta in abbondante acqua fredda. Dividere i frutti a metà asportando il nocciolo. passare subito la polpa al setaccio raccogliendola in un recipiente non metallico.
Appena la frutta è passata al setaccio, aggiungere subito e mescolare succo di limone e zucchero ( per 3 Kg. di frutta: 100 gr. di zucchero, 1 limone).
la purea non deve restare a lungo a contatto con l’aria e ossidarsi o decolorarsi
Dividere la purea in contenitori di plastica resistente, far uscire quasi tutta l’aria, lasciando un breve spazio per la dilatazione del liquido.
Sigillare e mettere nel congelatore.
<< PARTE 1

Conservazione in congelatore-Frutta procedimenti 1

Per evitare che le proprietà organolettiche si disperdano o si affievoliscano, alcuni tipi di frutta necessitano, prima di essere congelati, di zuccheratura ( di solo zucchero o sciroppo) :
* SCIROPPO: si fa sciogliere lo zucchero (2 Kg. circa) in acqua bollente (1,5 Lt. circa) tenendo costantemente mescolato il liquido con un cucchiaio di legno: prima di versarlo sulla frutta, lo si lascia raffreddare: anzi, l’ideale sarebbe di poterlo preparare con un giorno di anticipo lasciandolo poi riposare in luogo fresco.
Il prodotto da conservare, dovrà essere completamente sommerso dallo sciroppo, ricordandosi di lasciare 2 o 3 cm di vuoto per la dilatazione del liquido.
* ZUCCHERATURA: mescolare lo zucchero (circa 1 kg per ogni 3-6 Kg. di frutta) a seconda del tipo di prodotto, con la vitamina C in polvere ( 1 cucchiaino da caffè, per ogni Kg. di frutta) e con la frutta.


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Albicocche
Lavarle, dividerle a metà ed estrarre il nocciolo. Mescolare lo zucchero (1Kg. per ogni 6 Kg. di albicocche) con la vitamina C in polvere (1 cucchiaino da caffè per ogni Kg. di frutta): unirvi le albicocche e mescolare bene. Congelare.
Oppure preparare lo sciroppo, farlo raffreddare e unirvi la polvere di vitamina C. E’ utile prepararlo il giorno prima. Ricoprire le albicocche con lo sciroppo e congelare in contenitori di plastica (lasciare 2 cm di vuoto per la dilatazione).
Arance e pompelmi
Sbollentare per 3 minuti una decina di arance o di pompelmi. Sbucciare togliendo anche la pellicina bianca e dividere in quarti.
A parte spremere delle altre arance o pompelmi, passare il succo attraverso un colino, farlo bollire per 1 minuto e lasciar raffreddare.
Riporre le arance o i pompelmi, preparati in precedenza, in scatole e ricoprire con il succo freddo. Si può aggiungere, a piacere, dello zucchero.
Ciliege
Lavarle, togliere il gambo e, se si vuole, anche il nocciolo. Congelarle mescolando 1 Kg di zucchero per ogni 4 Kg di ciliege e 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni chilogrammo di frutta. Se sì vogliono congelare nello sciroppo, prepararlo molto denso, aggiungendo un cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni litro.
Fichi
Lavarli e, se si vuole, togliere anche la buccia. Congelarli mescolando 1 Kg. di zucchero per ogni 6 Kg di fichi e 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni chilogrammo di frutta. Oppure congelarli in uno sciroppo di media densità con 2 cucchiaini da caffè dì vitamina C in polvere per ogni litro.
Fragole
Lavarle delicatamente in acqua fredda, scolarle e togliere l'attaccatura del gambo.
Congelare le fragole in uno dei seguenti modi:
— sciogliere 2 cucchiaini da caffè di vitamina C in polvere in 1 litro di acqua fredda, immergervi la frutta per 30 secondi, scolarle e conservarle:
— mescolare alle fragole 1 Kg di zucchero per ogni 4 Kg di frutta aggiungendo 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere. Conservare;
— preparare uno sciroppo di media densità e nel quale sì è aggiunto 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere. Coprire le fragole con il liquido e congelare.
Lamponi
È consigliabile non lavarli perché sono molto delicati; togliere solo l'attaccatura del gambo e, per la congelazione, seguire le istruzioni indicate per le fragole.
Macedonia di frutta
Preparare i tipi di frutta desiderati nel modo descritto in queste ricette, mescolarli e congelarli in scatole di plastica.
Mele
Sbucciarle e tagliarle a pezzi. Congelare in uno dei seguenti modi:
— mescolare alle mele 500 gr. di zucchero per ogni 3 Kg di frutta aggiungendo il solito cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere per ogni chilogrammo di frutta. Così fatte si possono utilizzare per confezionare e guarnire dolci e torte;
— sbollentare le mele a pezzi per pochi minuti; far raffreddare e conservare;
— sbucciare le mele, tagliarle in quarti, metterli in un cestello e immergerlo nell'acqua bollente. Contare dal momento dell'ebollizione 3 minuti, quindi mettere il cestello in acqua fredda.
Fare   raffreddare, unire 1/2 cucchiaino da caffè di vitamina C in polvere  per ogni chilogrammo di frutta e congelare. Si può aggiungere a piacere zucchero (500 gr. per Kg. di mele). Anche quelle cotte al forno si conservano ottimamente.
Meloni
Eliminare scorza, semi e filamenti e tagliare il melone a cubetti o a sferette.

Congelare in uno dei seguenti modi:
— sciogliere 2 cucchiaini da caffè di vitamina C in polvere in acqua fredda, immergervi  il melone per 30 secondi, scolarli e conservarli;
— mescolare al melone 1 Kg. di zucchero per ogni 6 Kg. di frutta aggiungendo 6 cucchiaini da caffè di vitamina C in polvere;
— preparare uno sciroppo di media densità e nel quale si è aggiunto 1 cucchiaino da caffè di vitamina C in  polvere per ogni litro. Coprire il melone con il liquido e congelare.

>> PARTE 2

Conservazione in congelatore-Frutta/sbollentatura

Tutti i vari tipi di frutta possono essere conservati in congelatore per 10-12 mesi, vale a dire da stagione a stagione.
Devono essere sottoposte a preventivo trattamento di sbollentatura: le mele, le pere, le pesche, le albicocche, le susine.
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1- Per sbollentare la frutta è sufficiente immergerla in acqua bollente e lasciarla in cottura affinchè il calore arrivi al “cuore” del prodotto.
Pertanto è ovvio che i tempi di sbollentatura variano in rapporto alle dimensioni, alla pezzatura e alla consistenza del prodotto stesso.
2- Il trattamento di sbollentatura va completato recuperando la frutta con il mestolo forato e mettendola subito in acqua fredda alla quale sia stato aggiunto qualche cubetto di ghiaccio.
Tutti gli altri tipi di frutta si possono conservare in congelatore, con risultati ottimali, solo se ricoperti di zucchero o immersi in sciroppi zuccherati, con l’aggiunta di 2-3 cucchiai di succo di limone per ogni litro di sciroppo (o Kg di peso) o di vitamina C in polvere.
La vitamina C, da più consistenza alla polpa e arricchisce dal punto di vista vitaminico il prodotto.

domenica 9 settembre 2012

Conservazione e congelazione-L’arte di scongelare 8

Per la nostra sicurezza è altrettanto importante sapere come scongelare i cibi in modo da evitare errori che potrebbero nuocere alla salute. Lo scongelamento può essere fatto a temperatura ambiente (consigliabile solo per i prodotti di piccole dimensioni) oppure in frigorifero dove impiegano circa sette ore per chilogrammo. Quest'ultima soluzione evita che la parte esterna del prodotto si decongeli prima di quella interna ed è più sicuro perché il freddo rallenta lo sviluppo dei microrganismi. Non scongelate mai i cibi sotto l'acqua calda poiché questo trattamento altera le proprietà organolettiche e favorisce la crescita batterica.
Perciò, se proprio non avete tempo, utilizzate il getto dell'acqua fredda facendo attenzione che essa non venga a contatto con il cibo da scongelare. Un altro metodo per scongelare è il forno a microonde che, in genere, è dotato di un programma apposito per questo tipo di operazione.
Se gli alimenti vanno consumati cotti, non c'è neppure bisogno di scongelarli prima: possono passare direttamente dal congelatore alla padella. Stesso trattamento per i cibi precotti che possono essere messi in forno senza tempi di sosta preliminari.
Qualunque sia il metodo prescelto, prima di cuocere un alimento, accertatevi che sia completamente scongelato.

Conservazione e congelazione-Il freddo li tiene in vita 7

Se tenuti sempre alla temperatura di -18 °C, non ci sono problemi a conservare in casa i surgelati acquistati fino alla data di scadenza indicata. La durata di conservazione di questi cibi è tanto più lunga quanto più bassa è la temperatura a cui il prodotto viene mantenuto. Molto dipenderà anche dall'attenzione con la quale abbiamo fatto i nostri acquisti. Le confezioni che hanno la scatola gonfia oppure coperta di brina, per esempio, vanno scartate perché indicano che la catena del freddo è stata interrotta per un periodo abbastanza lungo. I prodotti completamente scongelati non vanno mai ricongelati: fate attenzione perciò al tempo che impiegate da quando uscite dal negozio a quando arrivate a casa e potete riporre i cibi nel congelatore. Dotatevi delle apposite borse termiche e non teneteli in giro per più di una o due ore. Anche a casa se c'è un guasto al congelatore o un'interruzione di corrente evitate di aprire lo sportello per non fare entrare aria calda. Se il guasto si prolunga, trasferite i cibi congelati nel frigorifero (se funziona) oppure avvolgeteli in fogli di alluminio e teneteli nel posto più fresco della casa. Appena possibile, riponete nel congelatore i pacchetti che non hanno cambiato odore o che sono ancora molto freddi. Gli altri cibi vanno consumati subito.

Conservare congelando
Finora abbiamo visto come bisogna riporre negli scaffali delle dispense o nei ripiani del frigorifero e nel congelatore gli alimenti acquistati in scatola, quelli freschi o quelli surgelati. Ma c'è un altro sistema sempre più diffuso: quello di congelare in casa alimenti acquistati freschi o addirittura cotti e conservati già pronti per l'uso. In linea di massima, questa soluzione è applicabile a tutti gli alimenti, ma per alcuni risulta più vantaggiosa.freezer È il caso delle carni e del pesce che hanno una durata limitata se conservati in frigorifero. Stesso discorso per le verdure dell'orto, specie se di coltivazione biologica. Non è conveniente, invece, congelare le mele che si mantengono bene anche sul balcone o in un posto fresco e la frutta in genere sia perché ormai si trova al supermercato tutto l'anno, sia perché, essendo in genere ricca d'acqua, una volta scongelata, perde le sue caratteristiche e diventa molle, acida e insapore.
Ma prima di procedere alla congelazione di ogni alimento dovrete accertarvi che esso sia realmente fresco e sano perché la congelazione non migliora il prodotto, ma blocca soltanto l'attività microbica. Per questo seguite il calendario della natura e congelate solo i prodotti presenti sul mercato nella loro stagione. Inoltre, una volta acquistato il cibo fresco che intendete congelare, fatelo subito senza lasciarlo in frigorifero per qualche giorno. Un altro consiglio: usate poco sale nei cibi che congelate perché esso tende a disidratare gli alimenti. Mano leggera anche con i grassi che si alterano facilmente.
Fondamentale la scelta dell'involucro che deve proteggere l'alimento dal disseccamento. Per questo deve essere impermeabile ad aria, acqua, vapore e grassi. Varie le possibilità: i contenitori di plastica sono comodi per sughi e minestre; le vaschette di alluminio sono più pratiche per i piatti già pronti; i sacchetti di plastica, specifici per gli alimenti da congelare, vanno bene per carne, pesce e verdura; i fogli di alluminio sono consigliabili in caso di formaggio e dolci. Qualunque sia la scelta fatta, accertatevi che il contenitore sia ben chiuso ed eliminate l'aria dai sacchetti prima di sigillarli. Munite, inoltre, ogni confezione di un'etichetta su cui scriverete con un pennarello indelebile il contenuto, la data di congelamento, la quantità o il peso degli alimenti.

Conservazione e congelazione-Congelatore.usarlo al meglio 6

Questo apparecchio sta conoscendo oggi il boom che ebbe il frigorifero negli anni Sessanta: ormai sono tante le famiglie italiane che ne hanno uno indipendentemente dal freezer del classico frigorifero. Questo perché è estremamente pratico acquistare verdure già pulite e lavate pronte da cuocere o addirittura cibi già pronti e da utilizzare solo con una veloce passata in padella. Come per il frigorifero anche per il congelatore occorre fare attenzione ad alcuni accorgimenti. Nel momento in cui lo acquistate, perfreezer esempio, dovete avere le idee chiare sull'utilizzo che intendete farne: conservare solo surgelati, congelare alimenti freschi o entrambe le cose. Bisogna poi valutare la quantità di persone che lo utilizzano e la quantità di cibo che si intende conservarvi. Badate anche alle temperature. Oggi i congelatori domestici possono essere distinti in base alle stelle. Se ne hanno quattro, raggiungono i -30 °C di temperatura e permettono la conservazione di cibi cotti di oltre un chilo di peso per tre-quattro mesi. Quelli a tre stelle arrivano a circa -18 o -20 °C, che rappresenta il limite per congelare piccole quantità di cibo. Le celle a due o una stella, invece, non consentono la congelazione domestica poiché arrivano rispettivamente a -12 e -6 °C.
Una volta fatta la scelta in relazione a questi criteri, sappiate che per il congelatore vale la regola opposta rispetto al frigorifero: riempitelo più che potete e non abbiate paura di soffocarlo.freezeer vert L'alimento congelato, infatti, fa da volano termico e lo spazio che occupa non può essere sostituito da aria calda una volta aperto lo sportello. E importante anche la collocazione del congelatore, che va posto in un luogo fresco, ben ventilato e non umido per evitare che i suoi meccanismi arrugginiscano o che si formi brina. Evitate, quindi, di tenerlo vicino a fonti di calore e addossato completamente al muro. Meglio distanziarlo di qualche centimetro e sceglierlo, se possibile, con le ruote in modo da poterlo spostare più facilmente per le operazioni di sbrinatura e pulizia. Comunque, leggete sempre il libretto di istruzioni per conoscere tutte le funzioni dell'apparecchio, le norme di sicurezza e le regole per la sua corretta manutenzione. Prima di utilizzare il congelatore è bene, inoltre, pulirlo detergendo la parte interna con acqua tiepida epulizia_frig bicarbonato di sodio. Evitate di usare, invece, prodotti che possono cedere il profumo agli alimenti. In genere, per mettere in moto l'apparecchio si aziona il tasto di congelamento rapido. Dopo quattro-sei ore di funzionamento a vuoto, quando la temperatura è ormai bassa, si possono introdurre gli alimenti da congelare o conservare, ma soltanto dopo 24 ore si può far lavorare il congelatore a pieno regime. Di solito, dopo sei-otto mesi bisogna procedere allo sbrinamento. Se l'apparecchio viene aperto spesso e se gli imballaggi dei prodotti non sono accuratamente sigillati, allora questa operazione deve essere effettuata più di frequente. Quando procedete allo sbrinamento seguite attentamente le istruzioni della casa produttrice dell'apparecchio. In linea di massima, un congelatore dura circa 12 anni e non ha bisogno di una particolare manutenzione. L'importante è tenerlo sempre pulito: in particolare vanno tenute in perfetta igiene le guarnizioni che devono essere senza macchie di olio o altri grassi, che potrebbero alterarne la funzionalità.

Conservazione e congelazione-Il potere del freddo 5

Per gli alimenti il frigorifero è un po' come l'armadio per i nostri abiti. È il luogo di transito dagli scaffali dei supermercati alla nostra tavola ed è la "sala d'attesa" nella quale vengono riposti spesso in modo del tutto casuale. Niente di più sbagliato: per conservare meglio e più a lungo i cibi, infatti, è importante collocarli negli appositi scomparti del frigorifero che si differenziano per la temperatura e che sono destinati, appunto, a ospitare alimenti con esigenze diverse. Le norme del buon utilizzo del frigorifero vi mettono al riparo anche da eventuali intossicazioni alimentari alle quali sareste esposti nel momento in cui avendo conservato male un cibo, lo consumate inconsapevoli del rischio che state correndo. Prima ancora di conoscere le buone regole della sistemazione dei cibi all'interno del frigorifero, è bene imparare a gestire questo apparecchio nel modo migliore per farlo durare più a lungo e sfruttare appieno le sue potenzialità. Una prima verifica che dovete effettuare periodicamente riguarda la temperatura. Lo sviluppo dei microrganismi viene bloccato tra i 4 e i 0 °C: è importante, perciò, mantenere costanti queste temperature.
Alcuni frigoriferi hanno dei settori nei quali la temperatura può essere regolata in funzione dell'alimento da con servare. La zona a 0 °C, per esempio, è ideale per conservare carne, pesce e
cibi già cotti. Il vano cantina, generalmente posto nella parte più bassa del frigorifero, ha, invece, una temperatura fra gli 8 e i 10 °C. Lo scomparto per frutta e verdura può avere un filtro che mantiene elevato il grado di umidità prolungando così la freschezza degli alimenti e i loro valori nutrizionali.frigorifero
Inoltre, evitate di riempire troppo gli scaffali. La maggior parte dei frigoriferi, infatti, funziona attraverso il raffreddamento dell'aria contenuta al suo interno e riempiendolo eccessivamente si riduce la sua capacità di mantenere la temperatura adeguata. La porta poi non va aperta e chiusa con troppa frequenza per evitare dispersioni del freddo e un maggior dispendio energetico. Comunque, per essere certi della temperatura interna del frigorifero, mettete per una notte nel piano più alto un bicchiere d'acqua con un termometro. La mattina seguente segnate la temperatura. Potete ripetere quest'operazione per altre due notti ponendo il bicchiere nel piano intermedio e poi in quello più basso. Dopodiché controllate se le temperature rilevate corrispondono a quelle indicate sul libretto d'istruzioni del frigorifero altrimenti posizionate la manopola graduata al punto giusto.
Inoltre, tutto ciò che riponete nel frigorifero va prima pulito specie se proveniente da cassette esposte al pubblico per la vendita dove molti toccano e sporcano i prodotti. Evitate anche di riporre nel frigorifero gli alimenti nelle loro confezioni originali. Se lo fate, pulite prima gli imballaggi con acqua e aceto.
Gli alimenti cotti vanno sempre conservati in recipienti chiusi ermeticamente in vetro e lasciati raffreddare. Una volta alla settimana controllate attentamente ciò che tenete nel frigorifero eliminando tutti gli alimenti che sono scaduti o non ben conservati, la frutta e le verdure non più fresche e le pietanze cotte che hanno più di due giorni. Pulizia costante anche per il frigorifero che va periodicamente (almeno una volta al mese) sbrinato(se necessario) e lavato con acqua e aceto per mantenere il massimo dell'igiene ed evitare la formazione di muffa.

Conservazione e congelazione-Conservare con le carte da alimenti 4

Ne esistono ormai di vario genere destinate a conservare e proteggere gli alimenti, ma anche a cuocerli. Ci sono quelle in alluminio, quelle assorbenti da forno o per fritture oppure le pellicole trasparenti. Sono soltanto da scegliere in base all'uso che ne dobbiamo fare. 1 rotoli in carta di alluminio sono senz'altro quelli più diffusi perché molto pratici per avvolgere alimenti da conservare in frigorifero proteggendoli dagli agenti esterni e conservandone i profumi originari. Anche se minimo, esiste, però, un rischio: quello che alcune particelle del metallo di cui è fatta la carta possano migrare sugli alimenti soprattutto se essi sono stati conservati sotto sale, sott'aceto o con limone. Oggi, però, esistono in commercio delle carte con un doppio strato: sotto quello d'alluminio, infatti, ce n'è un altro più interno, bianco, che è antiaderente e crea una barriera contro l'acidità di questi alimenti. Anche se la sua destinazione d'origine è quella della cottura, la carta da forno può essere utilizzata anche per conservare gli alimenti: la carne, per esempio, messa a riposo in questo tipo di carta in frigorifero, non assumerà il colore scuro e non emetterà liquidi perché la carta da forno è porosa. Da usarsi con attenzione sono le pellicole trasparenti a base di Pvc. Secondo alcune ricerche queste pellicole utilizzate per avvolgere gli alimenti possono cedere, soprattutto a contatto con i cibi grassi, una quantità eccessiva di plastificanti dannosi per la salute (ftalati). 1 plastificanti usati nel Pvc sono sostanze classificate tra quelle in cui si rileva una bassa tossicità acuta a breve termine e qualche evidenza a livello epatico nel lungo periodo.
A CIASCUNO IL SUO METALLO


Notizie che, se confermate, sono piuttosto allarmanti. In Italia, infatti, ogni anno si vendono 21 milioni di rotoli di pellicole di plastica per alimenti e oltre il 90% di essi ha come materia prima il Pvc miscelato in quantità variabile dal 5 al 20% a un altro plastificante chiamato Di-Ottil-Adipato (Deha). In linea con quanto previsto negli altri Paesi, il quantitativo massimo di Deha ammesso in Italia come limite preventivo per un rischio di tossicità è di 0,3 microgrammi per ogni chilo di peso corporeo. Ciò significa che un adulto di 60 chili può ingerire 18 microgrammi di adipati al giorno, mentre un bambino di 20 chili può arrivare al massimo a 6 micro
grammi. Limiti che, stando ai primi risultati di alcune ricerche italiane, svolte dal Certification Safety lnstitute di Bollate (in provincia di Milano) e dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie alimentari dell'Università di Milano, sono abbondantemente superati. Le analisi effettuate su due pellicole hanno mostrato, infatti, una cessione di Deha variabile da 350 a 1100 microgrammi per ogni decimetro quadrato di pollo a contatto con la pellicola. Nel prosciutto cotto la contaminazione dopo sette giorni in frigorifero varia da 10,5 a 28,5 mg/chilogrammo, mentre per la mortadella si va da 150 fino a 510 mg/chilogrammo. In pratica, a un bambino basterebbe mangiare una fetta di mortadella di 50 grammi tenuta qualche giorno in frigorifero sotto a pellicola per assumere una dose da 2,5 a 6,5 volte superiore a quella ammessa per i rischi di tossicità. Come possiamo difenderci da questi rischi? Un provvedimento a nostra tutela è già stato preso in merito dal ministero della Sanità: è stato, infatti, stabilito che gli ftalati impiegati nelle pellicole per alimenti non potranno superare il 5% e dovranno essere assenti nelle plastiche destinate ad avvolgere alimenti a base di sostanze grasse. Una norma che rappresenta un primo passo in avanti visto che prima non c'erano limiti all'impiego di queste sostanze, ma solo l'obbligo di riportare in etichetta, qualora avessero superato il 5%, l'avvertenza che le pellicole non erano indicate per gli alimenti grassi.
Volendo possiamo anche optare per le pellicole realizzate in polietilene che non necessitano di plastificanti. Questi rotoli sono riconoscibili perché sulla confezione c'è scritto "Non contiene Pvc". Inoltre, guardate anche l'etichetta delle carte da alimenti. In particolare, controllate che ci sia il simbolo riservato ai prodotti per alimenti che li garantisce sotto il profilo dell'igiene. IL marchio è facilmente riconoscibile perché raffigura un bicchiere e una forchetta.
E sempre in fatto di pellicole è in arrivo una novità: si tratta di una plastica per il confezionamento dei cibi ideata a Toronto e che cambia colore in presenza di agenti patogeni. La pellicola crea l'immagine di un teschio e tibia, classico simbolo del pericolo di avvelenamento. Una trasformazione possibile perché sulla superficie interna della pellicola ci sono degli anticorpi in gelatina nutriente che attraggono gli agenti patogeni. La reazione che ne scaturisce genera l'attivazione di un colorante a base vegetale che si trova nella pellicola.

Congelazione e conservazione-Come usare i contenitori 3

Prima di riporvi il cibo, accertatevi che i contenitori siano perfettamente puliti e asciutti. Naturalmente controllate anche che recipienti e coperchi siano intatti e senza tagli. Anche le guarnizioni devono essere integre per non compromettere la tenuta ermetica. Una volta fatto questo check-up preliminare avete poche altre regole da rispettare. In primo luogo, mai mescolare alimenti diversi, né alimenti uguali, ma provenienti da confezioni differenti (per esempio, avanzi di latte, tonno, pelati e così via appartenenti a due marche diverse), poiché un prodotto potrebbe deteriorarsi più rapidamente rovinando anche l'altro.
Un buon accorgimento è quello di ritagliare dalla confezione originaria degli alimenti la parte in cui è indicata la data di scadenza e, se occorre, le modalità di preparazione o i tempi di cottura. Naturalmente, i prodotti che erano conservati in un liquido, una volta travasati vanno comunque ricoperti con lo stesso liquido e sgocciolati soltanto al momento dell'uso.
Fondamentale, l'abbiamo detto, è la pulizia. I contenitori in vetro, ceramica e plastica possono essere lavati anche in lavastoviglie. Quelli in metallo, invece, vanno lavati con acqua tiepida e detersivo non abrasivo e asciugati subito dopo. Sempre rigorosamente a mano vanno lavati i coperchi che, in genere, sono realizzati con un materiale più leggero rispetto a quello del contenitore. Le alte temperature della lavastoviglie, quindi, potrebbero deformarli. Meglio pulirli sotto l'acqua facendo particolare attenzione ai bordi nei quali spesso si insinuano i residui dei cibi.

Conservazione e congelazione-La scelta dei contenitori 2

Anche la scelta del contenitore in cui conservare i cibi ha la sua importanza. Esso deve essere igienicamente sicuro e garantire buone condizioni di conservabilità. Secondo gli esperti, il vetro è ancora il materiale più adatto per soddisfare queste esigenze.       D'altra parte, il vetro ha il vantaggio di non macchiarsi e di non assorbire odori.

Molto pratici anche i contenitori in plastica per alimenti che possiamo riconoscere e distinguere dagli altri controllando il marchio europeo contrassegnato da un bicchiere e una forchetta stilizzati.
Gli usa e getta
Sono tra i più usati perché non si lavano: si buttano semplicemente via dopo l'uso. Possono essere contenitori rigidi, in alluminio o carta, oppure sacchetti in plastica.

Sono adatti per la conservazione di cibi freschi e cotti sia in frigorifero sia in freezer. Quelli rigidi possono essere usati anche per riscaldare o cuocere i cibi. Molto pratici anche i sacchetti in plastica che essendo trasparenti consentono anche una rapida identificazione di ciò che contengono. Ne esistono alcuni tipi, inoltre, che hanno piccoli fori e ben si adattano alla conservazione di frutta e verdura in quanto evitano la formazione di muffa e parti marce. Tutti questi contenitori hanno anche un'etichetta o un piccolo riquadro per scriverci cosa c'è dentro e la data di conservazione.

Conservazione e congelazione-Fermiamo il tempo 1

La conservazione dei cibi è un'arte che risale a tanti secoli fa, ovvero alla prima volta che la carne fu cotta sul fuoco o il sale fu impiegato per mantenere i cibi più a lungo. Da allora molte cose sono cambiate e oggi a livello industriale le tecniche di conservazione degli alimenti sono molto sofisticate.
Ma anche per quanto riguarda la conservazione casalinga sono stati fatti enormi passi avanti che consentono di mantenere il gusto, l'aroma, l'aspetto e la consistenza del cibo prevenendone anche il deterioramento. In effetti, la conservazione blocca i principali processi naturali degli alimenti. In primo luogo, l'azione enzimatica. Gli animali e i vegetali contengono enzimi naturali che sono necessari al loro sviluppo e che demoliscono le proteine, i grassi e i carboidrati. Quando l'animale è stato macellato o il vegetale è stato raccolto, questi enzimi, se incontrollati, continuano ad agire sull'alimento deteriorandolo. La conservazione mette sotto controllo anche l'azione microbica: tutti gli alimenti possono essere attaccati da microrganismi che ne determinano la putrefazione se non si interviene per tempo. Infine, l'ossidazione: molti componenti degli alimenti possono essere intaccati dall'ossigeno presente nell'aria che li irrancidisce. Anche quest'aspetto, dunque, non va trascurato.
Qualche regola per cominciare
Un dato di fatto è che la cucina è il luogo più a rischio per le intossicazioni da cibo. Vediamo, perciò, quali sono le regole da rispettare per mangiare in tutta tranquillità. 
•  La moltiplicazione dei batteri viene bloccata semplicemente con una conservazione alla giusta temperatura. Perciò è importante controllare sempre la temperatura del frigorifero e mantenervi i cibi il minimo indispensabile.
•   Non rimettete mai nel congelatore un alimento già scongelato: infreezer primo luogo, diminuisce il suo valore nutrizionale perché molte sostanze si perdono con l'acqua che si forma nello scongelamento. Inoltre, gli alimenti scongelati si deteriorano più rapidamente perché i batteri rientrano in azione.
•   Per la conservazione degli alimenti con poco sale, senza zucchero e senza additivi, attenetevi scrupolosamente alle indicazioni riportate sulle confezioni e rispettate il tempo di utilizzo consigliato.
•   Non lasciate la carne nel suo incarto originale. La confezione, infatti, generalmente non è «a tenuta». Inoltre, la carne ha una propria carica batterica e in caso di scolature potrebbe contaminare altri alimenti.
•   Prima di riporle, lavate sempre frutta e verdura per liberarle da insetti, terreno ed eventuali residui chimici. Vanno lavate anche le uova perché potrebbero ospitare sul guscio la salmonella. Lo stesso va fatto per il pesce che va pulito ed eviscerato prima di essere messo in frigorifero altrimenti è carico di batteri.
•   Se vi avanzano cibi in scatola, meglio consumarli al più presto. Con le scatole di metallo, infatti, l'ossigeno può creare reazioni chimiche di tipo ossidativo che possono essere molto nocive. Anche in caso di prodotti sottovetro, il contenuto, una volta aperta la confezione, va consumato entro due o tre giorni.
frigorifero•   Per conservare, invece, in tutta sicurezza gli avanzi di cucina toglieteli dalla pentola specialmente se è di ferro o alluminio e riponeteli in frigorifero, in recipienti di vetro, ceramica o plastica.
Attenzione a non superare la soglia dei due-tre giorni per evitare intossicazioni. Piuttosto, se l’avanzo è consistente e pensate di non farcela a consumarlo nell’arco di un paio di giorni, congelatelo: sarete più sicuri e potrete conservarlo anche per 15-20 giorni.

venerdì 7 settembre 2012

Introduzione-DOC, DOP, IGP: menù a 12 stelle


logo_IGP_bigmade_in_italy

Almeno per quanto riguarda i prodotti alimentari, l'Europa è proprio unita. Dal 1992, infatti, e stata stabilita una disciplina unica per i prodotti DOC in tutta l'Europa.

Questo in pratica significa che tutti i prodotti DOC e tipici italiani, tranne i vini che hanno una regolamentazione a parte, devono superare un secondo "esame" per ottenere l'iscrizione nel registro europeo ed essere venduti con un marchio valido in tutta Europa.

Accade spesso di vedere sulle confezioni degli alimenti un cerchio giallo dentro un sole blu e tutt'intorno 12 stelle. Questo disegno e il simbolo prescelto dall'Unione Europea per i nostri due marchi DOC e IGP. Esso garantisce ai consumatori di tutti i Paesi nel momento in cui acquistano un alimento proveniente da un altro Stato membro dell’Unione Europea. 


Cosi, al marchio italiano DOC corrisponde quello europeo DOP, Denominazione di Origine Protetta, che rappresenta una qualifica molto prestigiosa e difficile da ottenere poichè occorre dimostrare che la qualità del prodotto e dovuta sostanzialmente o esclusivamente alla circoscritta e delimitata zona di produzione. Una volta ottenuto questo marchio nessun altro produttore comunitario al di fuori di quella zona può usare la denominazione.

Più semplice e fregiarsi del marchio di lndicazione Geografica Protetta (IGP) che corrisponde al nostro prodotto tipico. In questo caso, infatti, basta una sola caratteristica di distinzione o anche la fama del prodotto proveniente da una zona geografica delimitata per ottenere tale denominazione che non potrà essere utilizzata da nessun altro produttore al di fuori di quella data zona d'ltalia.

Sono IGP alcuni vini come lo Chardonnay e il Grechetto di Spello prodotto a Foligno. Sono IGP anche il pomodoro e il melone di Pachino e le gustose arance rosse di Sicilia.

Un altro marchio europeo e quello della Specialità Tradizionale Garantita (STG) che si riferisce non all'origine, ma piuttosto alle modalità di preparazione di alcuni prodotti alimentari caratteristici. 
Ad oggi i prodotti italiani ad aver ricevuto la certificazione STG sono due: l’amatissima mozzarella e la celeberrima pizza napoletana, che possono quindi fregiarsi del titolo di “tradizionali”.
Oltre al simbolo prescelto dall'Unione Europea, i Paesi membri possono decidere di prevedere l'obbligo di indicare su queste etichette anche il nome dell'organismo preposto a controllare tali prodotti.

Introduzione 1

 
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In tempo di crisi in cui si presta sempre più attenzione ai costi sostenuti anche per fare la spesa combattere gli sprechi diventa un aspetto molto importante nel bilancio familiare.
Non mangiando più esclusivamente per sfamarsi, gli italiani ricercano nei cibi requisiti qualitativi e organolettici che, però, non sono sempre in grado di individuare semplicemente in base alla denominazione e al prezzo dei prodotti.
Riscoprono, inoltre, la capacità di risparmiare e anche il mangiare e la tavola rientrano nei conti.
Alla qualità non si rinuncia e così si presta più attenzione alla spesa,  si riciclano gli avanzi, si acquista in dosi minori e si presta molta attenzione alle scadenze.
 
cestospesa

La salute a tavola si conquista anche conoscendo tutti i segreti di una corretta conservazione degli alimenti ed anche la cottura va fatta con criterio.
Allergie, intolleranze e intossicazioni alimentari, sono pericoli che si possono evitare ponendo più attenzione alle norme igieniche.
Da qui nasce l'interesse crescente per guide e manuali che forniscono informazioni sui cibi, sui processi di coltivazione e trasformazione delle derrate, sulle norme obbligatorie e volontarie di etichettatura, sul modo di evitare trappole e inganni sempre presenti sul mercato e su come scegliere, conservare e utilizzare al meglio i prodotti alimentari senza commettere errori .






Introduzione-Codice a barre

codice a barre
Il codice a barre serve a identificare il prezzo una volta giunti alla cassa dei supermercati, dove il lettore ottico legge il codice e lo traduce in prezzo. Oltre a ciò, il codice a barre serve al consumatore per capire se il prodotto acquistato è italiano o estero. le prime due cifre, infatti, indicano il paese d’origine del possessore del marchio, ossia il produttore.
Se le prime due cifre equivalgono al numero 80, il Paese d'origine è l'Italia. Le cifre successive identificano l'azienda e le altre cinque definiscono il tipo di prodotto. L'ultima cifra è, invece, un logaritmo di controllo dell'intero codice.
Alcuni grandi supermercati hanno installato nei reparti dei cibi in scatola un punto di controllo dei prodotti che i consumatori possono utilizzare direttamente. Basta prendere la scatola in questione e avvicinarla allo scanner predisposto che subito leggerà e farà apparire sul video il prezzo del prodotto così come viene venduto, il prezzo al chilo o al litro e la sua tipologia. Un sistema che metterà fine a tutti i nostri eventuali dubbi.
La data di produzione non sempre poteva esser sufficiente a stabilire quanto dura un prodotto. Inoltre, la sola data di confezionamento o produzione poteva indurre il negoziante a vendere prodotti scaduti e. dunque, rischiosi per la salute. La data di durabilità, invece, ci dà un'indicazione più pratica anche se potrebbe consentire abusi o esagerazioni da parte dei produttori poiché essi possono stabilire a loro discrezione la data di durabilità da riportare sulla confezione e oltre la quale il prodotto non può più essere venduto. Ad aiutarci a riconoscere l'età dei prodotti arriva una novità: la pulce della freschezza. Si tratta di un indicatore di tempo e temperatura apposto su tutti gli alimenti preconfezionati che abbiano un alto rischio di deteriorabilità.

Questo indicatore, di cui esistono 200 brevetti, grazie a particolari sostanze chimiche, cambia colore col tempo, e con gli sbalzi di temperatura facendo capire al consumatore che il prodotto ha finito o sta per finire il suo ciclo di vita.
Vediamo, indicativamente, la durabilità stabilita per alcuni prodotti che appare sulla confezione, con la dicitura “Da consumare preferibilmente entro….”:
birra: 1 anno
burro: 2 mesi
carne in scatola: 4 anni
maionese: 6 mesi
panna fresca: 7 giorni
pasta: 2 anni
pelati in scatola: 3 anni
riso: 18 mesi
tè: 3 anni
yogurt: 20 giorni

Ed ecco invece, le poche date di scadenza tassative dei prodotti, fissate dalle leggi:
latte fresco pastorizzato: 4 giorni
latte sterilizzato: 180 giorni
latte UHT: 90 giorni
pesce fresco confezionato: 3 giorni (5 se sottovuoto)
uova: 21 giorni
vino in cartone: 1 anno

Introduzione-Etichette: leggi, prima di comprare

etichette-alimentari
Controllate sempre e bene l’etichetta. Quest'ultima ( per legge deve essere sempre scritta anche in italiano) e il primo strumento di "indagine" di cui disponiamo per scoprire cosa poi mangeremo. Pochi, però, se ne servono per fare la spesa. Secondo un sondaggio Cirm solo il 25% degli italiani si sofferma nella lettura di quanto scritto sulle confezioni dei cibi.  E’ indispensabile leggere le etichette fino alla fine anche se sembrano incomprensibili e noiose, perchè potreste scoprire che magari proprio nelle ultime righe c'è il nome di un additivo chimico o di una sostanza che non tollerate. Ricordatevi di farlo non soltanto al momento dell'acquisto di un alimento, ma in particolare quando dovete conservarlo e cuocerlo poichè anche in queste fasi l'etichetta vi aiuta a non trascurare le norme igieniche. Non limitatevi, pero, a una lettura passiva dell'etichetta, ma utilizzate tutto il vostro spirito critico perchè talvolta le etichette possono nascondervi, anzichè svelarvi, qualche verità sul prodotto che state acquistando. Ma quali sono le indicazioni che ogni etichetta deve fornire per legge? Vediamole a una a una.
1.  In primo luogo, la denominazione esatta del prodotto e gli ingredienti. Essi sono elencati in ordine decrescente in base alla quantità contenuta nell'alimento.
2.  Gli additivi presenti nel prodotto segnalati con il loro nome o con la sigla europea (la E seguita da un numero), ma sempre con la specificazione della categoria dell'additivo. Per esempio: conservante, sorbato di potassio o E202.
3.  La quantità e, se si tratta di conserve in un liquido (come olio, aceto o salamoia), il peso sgocciolato.
4.  Le modalità di conservazione e di consumo (ma non sempre).
5.  La data di scadenza o di durabilità.
6.  Il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del produttore, importatore o distributore.
7.  Il luogo di origine e produzione.
8.  Un codice che consente di identificare il lotto di appartenenza del prodotto per poter rintracciare le partite eventualmente difettose.
A partire da marzo 2001, però, oltre a queste informazioni obbligatorie, i consumatori dovrebbero poter contare anche su etichette più complete. L'LNl (Ente Nazionale Italiano di Unificazione), infatti, ha realizzato, in collaborazione con il mondo agricolo e l'industria alimentare, un progetto denominate "Sistema di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari". In pratica, su ogni etichetta i produttori italiani possono ricostruire tutta la storia di ogni prodotto: dalla lavorazione ai vari passaggi fino all'arrivo al fornitore dove poi il consumatore lo acquista indicando anche l'origine geografica e l'assenza di OGM (Organismi Geneticamente Modificati).
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